Ai Weiwei in visita al Madre


Mezzogiorno, 9 ottobre 2019 – 15:11

L’artista cinese simbolo della lotta per i diritti civili per la prima volta al museo d’arte contemporanea Donnaregina

Ai Weiwei, l’artista cinese diventato un simbolo della lotta per i diritti civili, ha varcato per la prima volta le porte del Madre durante il suo soggiorno privato a Napoli, ospite della Fondazione Donnaregina.

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Stamattina visita alla collezione permanente del museo di via Settembrini con il direttore Andrea Viliani, la presidente Laura Valente e la vicepresidente Letizia Magaldi.

Rebecca Horn, Francesco Clemente, Anish Kapoor e Richard Serra le “stanze” più ammirate dall’artista cinese, che si è soffermato a lungo anche a guardare i vicoli del quartiere dalle finestre su via Loffredi.

Artista, designer, attivista, architetto e regista cinese, è figlio del poeta Ai Qing. Negli anni Settanta è cofondatore del gruppo artistico Stars. Nel settembre del 1980 le autorità di Pechino concedono al collettivo di allestire una mostra alla China Art Gallery: la prima esposizione di arte contemporanea in un museo cinese attirò numerosi visitatori.

Nel 1981 si trasferisce negli Stati Uniti. Si sposa a New York dove svolge la maggior parte della sua attività artistica. Frequenta prestigiose scuole di design, espone alla Ethan Cohen Gallery di New York. Famosa opera di questo periodo è un omaggio a Marcel Duchamp: Profile of Duchamp. Sunflower seeds.

Nel 1993 torna in Cina per stare accanto al padre ammalato. Collabora alla fondazione dell’East Village di Pechino, una comunità di artisti d’avanguardia. Nel 1997 è cofondatore e direttore artistico dell’Archivio delle arti cinesi (CAAW).

Nel 1999 inizia ad occuparsi di architettura e fonda il suo studio nella periferia nord di Pechino, a Caochangdi. Nel 2003 fonda un altro studio, il «FAKE Design». Sempre in questo anno realizza un’altra opera celeberrima, Map of China: una scultura puzzle formata da legni che avevano fatto parte dei templi della dinastia Qing (1644-1911), distrutti dal regime.

Lavora a vari progetti con gli architetti svizzeri Herzog & de Meuron. Insieme vincono il concorso per il progetto dello Stadio nazionale di Pechino e del padiglione della Serpentine Gallery di Londra. Nel 2008 le autorità di Shanghai lo invitano a costruire a Malu Twon uno studio, per rendere l’area una zona per artisti. Sempre nel 2008 a Sichuan un terremoto provoca circa settantamila vittime; tantissimi studenti muoiono sotto le macerie delle scuole. Ai Weiwei accusa il governo cinese di aver usato materiali scadenti per costruire tali edifici e pubblica sul suo blog i nomi dei cinquemila bambini morti.

Nel 2009 il suo blog, aperto nel 2006, viene chiuso dalle autorità. Nel 2010 la giunta municipale di Shanghai stabilisce che lo studio di Malu Twon debba essere chiuso e demolito. L’11 gennaio viene distrutto, ma Ai Weiwei riesce a recuperare parti dell’edificio.

Per la sua opposizione al regime è stato recluso per 81 giorni, dal 2 aprile al 22 giugno 2011. L’artista è stato confinato in una località segreta, senza che fossero mai state diramate notizie sulle sue condizioni. Durante la detenzione, i principali musei del mondo (tra i quali la Tate Modern di Londra, che ne ha ospitato l’installazione “Semi di girasole”) hanno lanciato in suo favore una petizione online e l’Associazione Pulitzer ha lanciato un appello per raccogliere migliaia di firme.

Solo il 15 maggio 2011 l’artista è stato autorizzato a vedere la moglie Lu Qiong. La consorte è stata condotta nella località segreta di detenzione. Il colloquio, come ha reso noto l’avvocato dell’artista, è servito anche a rassicurare l’opinione pubblica mondiale sulle condizioni dell’artista. Il 22 giugno, a distanza di 81 giorni dall’arresto, l’artista è stato rilasciato su cauzione. La liberazione è avvenuta a ridosso del viaggio del premier Wen Jiabao in Europa. Da allora è stato costantemente tenuto sotto controllo e gli è stato impedito di espatriare fino al luglio del 2015, quando gli è stato restituito il passaporto. Con l’accusa di evasione fiscale, è stato multato per una cifra di oltre 12 milioni di yuan. Ha ricorso in appello nel giugno del 2012, ma la condanna è stata confermata. Approssimativamente 30.000 sostenitori di Ai Weiwei hanno versato 1,37 milioni di dollari per contribuire alle spese. Nel 2017 ha diretto il documentario Human Flow presentato alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

9 ottobre 2019 | 15:11

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